Digiuno intermittente e perdita di peso: cosa dicono le ultime evidenze scientifiche

BENU News Flash: il digiuno intermittente non fa dimagrire più delle altre diete
Nonostante la crescente popolarità del digiuno intermittente come strategia d'elezione per il dimagrimento, le più recenti analisi scientifiche offrono una prospettiva ridimensionata rispetto alle aspettative che si erano create. Una recente revisione sistematica condotta dalla Cochrane Collaboration ha fatto luce sulla reale efficacia di questo approccio, confrontandolo con le metodologie dietetiche tradizionali.
I dettagli dello studio: un'analisi globale
Gli autori della revisione hanno esaminato i dati provenienti da 22 studi clinici randomizzati, coinvolgendo un campione totale di 1.995 partecipanti adulti. La ricerca ha coperto un'ampia area geografica, includendo Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America, garantendo così una diversità rappresentativa.
L'analisi ha preso in considerazione diverse declinazioni del digiuno intermittente:
Digiuno a giorni alterni: alternanza tra giorni di alimentazione normale e giorni di forte restrizione. Digiuno periodico: es. il metodo 5:2. Alimentazione a tempo limitato (TRF): consumo dei pasti concentrato in una specifica finestra oraria (es. 8 ore), seguito da un digiuno prolungato.
La maggior parte degli studi ha monitorato i soggetti per un periodo massimo di 12 mesi, confrontando i risultati del digiuno intermittente con quelli ottenuti tramite consigli dietetici standard (restrizione calorica continua) e con gruppi di controllo senza alcun intervento.
I risultati: efficacia comparabile alle diete tradizionali
Le conclusioni della revisione Cochrane indicano cheil digiuno intermittente non dimostra una superiorità clinicamente significativa nella perdita di peso rispetto alle diete ipocaloriche tradizionali.
I dati evidenziano che:
- Entità del dimagrimento: la riduzione ponderale media ottenuta si attesta al di sotto del 5% del peso corporeo iniziale nell'arco di un anno.
- Confronto diretto: tali risultati sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli raggiunti attraverso la restrizione calorica continua (la classica dieta ipocalorica).
- Meccanismo d'azione: non sono emersi vantaggi metabolici esclusivi o "magici". Il dimagrimento è guidato principalmente dalla riduzione dell'introito energetico complessivo: limitando le ore o i giorni in cui si mangia, si tende naturalmente a introdurre meno calorie.
Conclusioni: una questione di sostenibilità e preferenza
Sebbene il digiuno intermittente non rappresenti una rivoluzione fisiologica per il metabolismo, rimane uno strumento valido per la gestione del peso. Il suo principale punto di forza risiede nella praticità e nella sostenibilità psicologica per determinati profili di pazienti. Per alcuni individui, concentrare l'assunzione di cibo in finestre temporali delimitate o saltare specifici pasti risulta più semplice da gestire rispetto al monitoraggio costante delle calorie a ogni pasto. In definitiva, la scienza suggerisce che la scelta tra digiuno intermittente e dieta tradizionale non dovrebbe basarsi su una presunta superiorità biologica, bensì sull'aderenza a lungo termine e sulle preferenze personali dello stile di vita.


