Occhio secco: quando le lacrime sono scarse o “di scarsa qualità” (e come scegliere il collirio giusto)

L’occhio secco (dry eye) è una condizione molto comune in cui il film lacrimale non riesce più a proteggere e lubrificare correttamente la superficie oculare. Può dipendere da una riduzione della quantità di lacrime oppure da un’alterazione della loro qualità: in entrambi i casi la cornea e la congiuntiva restano più esposte, con comparsa di fastidi e, nei casi più importanti, anche di danno della superficie oculare.
Dal punto di vista pratico, si distinguono due grandi meccanismi:
- Scarsa produzione di lacrime (ipolacrimia): le ghiandole lacrimali producono meno lacrime del necessario.
- Eccessiva evaporazione (dislacrimia): le lacrime evaporano troppo rapidamente, spesso perché è alterata la componente lipidica prodotta dalle ghiandole di Meibomio (palpebre).
Cause dell’occhio secco: perché succede?
Le cause sono numerose e spesso coesistono.
- Ridotta produzione lacrimale Può essere legata a:
Sindrome di Sjögren (forma primaria o secondaria):si tratta di una malattia autoimmune che colpisce soprattutto ghiandole lacrimali e salivari, con iposecrezione. Insufficienza della ghiandola lacrimale (primaria o secondaria): ad esempio legata all’età (fibrosi dei dotti/atrofia), infiltrazioni (sarcoidosi, linfoma, AIDS), esiti di trapianto di cellule staminali, chirurgia refrattiva (come la LASIK). Ostruzione dei dotti lacrimali: per patologie cicatriziali (tracoma, pemfigoide oculare, eritema multiforme) o ustioni chimiche/termiche. Blocco sensoriale: uso prolungato di lenti a contatto (ridotta sensibilità corneale), diabete, cheratite neurotrofica. Blocco motorio: danno del VII nervo cranico (faciale), con possibile lagoftalmo (chiusura incompleta delle palpebre). Farmaci sistemici che possono ridurre la lacrimazione: ad esempio antidepressivi triciclici, antistaminici, betabloccanti, antispastici, alcuni diuretici (valutazione sempre medica).
2) Aumentata evaporazione delle lacrime Tra le cause più frequenti:
Disfunzione delle ghiandole di Meibomio (MGD/meibomite): meno componente “oleosa” che determina una evaporazione accelerata. Problemi palpebrali (ptosi, entropion, ectropion) o riduzione dell’ammiccamento. Ambienti secchi/ventilati, aria condizionata/riscaldamento e uso intensivo di schermi possono peggiorare i sintomi.
3) Alterazioni della superficie oculare
- Uso di colliri con conservanti (in alcuni soggetti) con possibile tossicità sulla superficie oculare.
- Carenza di vitamina A (ipovitaminosi A): riduce mucine e qualità del film lacrimale, con rischio di xeroftalmia.
- Congiuntiviti allergiche: possono alterare la composizione lacrimale e favorire secchezza.
Sintomi tipici: come riconoscere la secchezza oculare
I sintomi più comuni includono:
- Bruciore, pizzicore
- Sensazione di sabbia/corpo estraneo
- Arrossamento
- Fotofobia
- Fastidio al risveglio (palpebre “incollate” o difficili da aprire)
- Annebbiamento visivo (spesso fluttuante)
- Peggioramento in ambienti secchi, climatizzati o ventilati
L’occhio secco può presentarsi con gravità diversa: da forme lievi e sporadiche fino a quadri costanti e disabilitanti.
Diagnosi: quali test fa l’oculista?
La diagnosi è clinica e si basa su visita oculistica e test mirati, tra cui:
- Test di Schirmer: valuta la quantità di lacrime prodotte.
- BUT (Break-Up Time): valuta la stabilità/qualità del film lacrimale.
- Colorazioni con fluoresceina/rosa bengala/verde di lissamina per evidenziare sofferenza della superficie oculare.
- In alcuni casi si usano anche test più specifici (osmolarità, citologia ad impressione, ecc.).
Terapia: cosa si usa in farmacia (e quando serve l’oculista)
La scelta del trattamento dipende dalla causa e da quale “strato” del film lacrimale è compromesso. In generale, l’oculista consiglia spesso sostituti lacrimali (lacrime artificiali) con diverse funzioni: diluenti, stabilizzanti, “di volume” (trattengono acqua), correttive, nutrienti; nei casi più importanti anche gel (più persistenti, utili soprattutto la notte).
Colliri cationici: cosa sono e quando possono essere utili
Tra i sostituti lacrimali oggi disponibili, un’opzione interessante (in base al consiglio del professionista) sono i colliri cationici, cioè formulazioni in cui le microgocce/particelle hanno una carica positiva. La superficie oculare e il film lacrimale presentano componenti a carica prevalentemente negativa: la carica positiva del collirio può favorire una maggiore adesione e permanenza sulla superficie dell’occhio rispetto a soluzioni che “scivolano via” più rapidamente. In pratica possono risultare utili quando i sintomi sono frequenti e si cerca maggiore durata d’azione, nelle forme in cui è importante stabilizzare il film lacrimale e migliorare il comfort o in presenza di secchezza legata anche a evaporazione (per esempio quando c’è instabilità del film lacrimale), sempre valutando il quadro complessivo (MGD, lenti a contatto, ambiente, farmaci, ecc.).
Consigli pratici per la prevenzione e il sollievo in caso di occhio secco
- Umidificare gli ambienti, evitare getti diretti di aria condizionata.
- Fare pause dagli schermi e strizzare gli occhi più spesso. Ammiccare (sbattere le palpebre) con decisione, è un metodo naturale per contrastare la secchezza oculare
- Limitare (se necessario) l’uso prolungato di lenti a contatto.
- Idratazione e dieta equilibrata (omega-3 e vitamina A nei limiti consigliati).
- Controlli oculistici se i sintomi sono persistenti o peggiorano.


