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6 Minuti
| 04/08/2026 |
Dott.ssa Claudia Brattini
Salute e Benessere

Creme solari e melanoma: perché proteggono davvero

Creme solari e melanoma: perché proteggono davvero
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Le creme solari fanno male? La ricerca scientifica dimostra il contrario: scopri perché proteggono dal melanoma e perché le scottature aumentano il rischio di tumori della pelle.

Nelle ultime settimane sui social, in TV e sui giornali si è verificata una pericolosa disquisizione tra quanti hanno dichiarato che le creme solari sarebbero dannose, piene di sostanze tossiche, addirittura causa di tumori e gli esperti che, invece, raccomandano la protezione solare. Indurre a esporsi senza utilizzare le creme solare è una narrazione che fa leva su paure comprensibili, ma che ribalta completamente ciò che dice la scienza.

La realtà, documentata da decenni di ricerca, è opposta: le creme solari ben formulate e usate correttamente sono uno degli strumenti più efficaci per prevenire il melanoma e gli altri tumori della pelle. E la protezione più importante inizia proprio nell'infanzia, quando le scottature lasciano un danno che la pelle non dimentica.

Perché oggi si parla male delle creme solari?

Il fenomeno è noto come "sunscreen backlash". Video virali accusano i filtri solari di bloccare la vitamina D, di contenere interferenti endocrini e di causare il cancro. Al centro delle polemiche ci sono quasi sempre il filtro chimico oxybenzone e una cattiva interpretazione di studi tossicologici condotti su animali a dosi migliaia di volte superiori a quelle umane.

In Europa, però, ogni filtro UV utilizzabile è inserito in una lista positiva (Allegato VI del Regolamento CE 1223/2009) e deve superare la valutazione di sicurezza del Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori (SCCS) della Commissione Europea. Negli USA, la FDA e l'International Agency for Research on Cancer (IARC) dell'OMS classificano le radiazioni UV solari come cancerogeno certo di Gruppo 1. Non le creme solari.

Come nasce un melanoma: il conto delle scottature infantili

Il melanoma non nasce da un giorno all'altro. È il risultato di danni al DNA dei melanociti che si accumulano nel tempo.

  • I raggi UVB provocano un danno diretto al DNA, formando i cosiddetti dimeri di pirimidina.
  • I raggi UVA, più penetranti, generano stress ossidativo e immunosoppressione cutanea, riducendo la capacità della pelle di ripararsi.

La pelle dei bambini è particolarmente vulnerabile: ha meno melanina protettiva e meno efficienza nei meccanismi di riparazione. Per questo il pattern di esposizione più legato al melanoma non è il lavoro cronico all'aperto, ma l'esposizione intermittente e intensa con scottature, soprattutto nei primi 20 anni di vita.

Studi epidemiologici su larga scala mostrano che 5 o più scottature con vesciche tra infanzia e adolescenza raddoppiano il rischio di sviluppare melanoma in età adulta. Lo confermano le linee guida di AIRC, American Cancer Society e dell'American Academy of Dermatology (AAD).

Come funzionano le creme solari

Una crema solare ben formulata non "avvelena" la pelle: crea uno scudo che assorbe, riflette o disperde le radiazioni UV.

  • Filtri organici (chimici) come Tinosorb S, Uvinul A Plus e Uvinul T 150 assorbono i raggi UV e li trasformano in calore.
  • Filtri inorganici (minerali) come biossido di titanio e ossido di zinco riflettono e disperdono le radiazioni.

Per essere efficace, un solare deve essere ad ampio spettro, cioè indicare sia SPF (protezione da UVB) sia UVA cerchiato, che in UE garantisce una protezione UVA pari ad almeno 1/3 dell'SPF. Un SPF 50+ correttamente applicato filtra circa il 98% degli UVB.

Le creme solari prevengono davvero il melanoma? Cosa dice la scienza

Sì, e non è un'opinione. Sono disponibili studi clinici randomizzati, il gold standard della ricerca.

1. Lo studio randomizzato australiano di Green e colleghi. È l'unico trial clinico randomizzato e controllato sull'uomo. Pubblicato sul Journal of Clinical Oncology nel 2011, ha seguito per oltre 10 anni 1.621 adulti. Chi usava quotidianamente una crema solare SPF 16 ad ampio spettro ha avuto una riduzione del 73% del rischio di melanoma invasivo rispetto a chi la usava a discrezione [Green AC et al., Reduced melanoma after regular sunscreen use: randomized trial follow-up, J Clin Oncol 2011].

2. Studi sulla prevenzione dei precursori. Lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che l'uso regolare di protezione solare riduce significativamente le cheratosi attiniche e i carcinomi a cellule squamose, che condividono lo stesso meccanismo di danno UV.

3. Dati IARC e OMS. L'IARC, nelle sue monografie sul rischio da radiazioni solari, conclude che le creme solari prevengono le scottature e, se usate insieme ad altri comportamenti protettivi, riducono il rischio di tumori cutanei.

Nessuno studio autorevole ha mai dimostrato che le creme solari aumentino il rischio di melanoma quando usate correttamente. Al contrario, l'ipotesi di un aumento di rischio osservata in vecchi studi era legata a un uso scorretto: applicarne poca, solo in spiaggia e per prolungare volontariamente il tempo al sole.

Le creme solari fanno male? Interferenti endocrini e tossicità

Il dubbio più diffuso riguarda l'oxybenzone (benzophenone-3). L'SCCS europeo ha valutato il filtro più volte, da ultimo nel 2021, confermandone la sicurezza alle concentrazioni consentite in UE (fino al 6%). La quantità che passa nel sangue è migliaia di volte inferiore alla dose in cui si sono osservati effetti ormonali negli animali.

L'Unione Europea ha inoltre già ritirato o limitato i filtri con profilo di sicurezza insufficiente. I filtri di nuova generazione usati in farmacia, come Mexoryl e Tinosorb, hanno molecole di grandi dimensioni che rimangono sulla superficie cutanea e hanno un eccellente profilo di sicurezza.

Bloccano la vitamina D?

No in modo clinicamente rilevante. L'uso quotidiano di protezione solare può ridurre leggermente la sintesi cutanea di vitamina D, ma gli studi su popolazione reale mostrano che i livelli nel sangue restano nella norma, perché bastano esposizioni brevi di piccole aree di pelle per produrla. Le società dermatologiche internazionali concordano che non si debba rinunciare alla foto-protezione per cercare vitamina D.

Come usare correttamente la protezione per prevenire davvero il melanoma

La protezione solare funziona solo se usata bene. Le regole indicate da OMS, AAD e Ministero della Salute sono:

  • Scegliere un prodotto ad ampio spettro con SPF 50 o 50+.
  • Applicare una quantità generosa: circa 2 mg per cm quadrato, che corrisponde a circa 35-40 ml per un corpo adulto.
  • Applicare 20 minuti prima dell'esposizione e riapplicare ogni 2 ore, e sempre dopo bagno o sudorazione intensa.
  • Non usare la crema per stare più a lungo al sole. La protezione va integrata con ombra nelle ore centrali (11-16), cappello, occhiali con filtro UV e indumenti.
  • Proteggere con particolare attenzione bambini e fototipi chiari (pelle molto chiara, capelli rossi o biondi, lentiggini).
  • Non affidarsi a fondi di magazzino: verificare la data di scadenza e la corretta conservazione.

Va ricordato che nessuna crema solare offre una protezione al 100%. Il suo ruolo è ridurre la dose di UV che raggiunge il DNA, prevenendo le scottature, che sono il vero fattore di rischio modificabile per il melanoma.

Conclusione: la scottatura di oggi è il rischio di domani

Dire che le creme solari causano tumori è non solo falso, ma pericoloso, perché spinge a rinunciare all'unico cosmetico con un'efficacia anti-melanoma dimostrata in uno studio randomizzato.

Per approfondire il legame tra radiazioni ultraviolette e tumori della pelle, è possibile consultare il portale ufficiale dell'International Agency for Research on Cancer (IARC), l'agenzia dell'Organizzazione Mondiale della Sanità dedicata alla ricerca sul cancro: Ultraviolet Radiation and Cancer – IARC/WHO.

Il rischio di melanoma inizia con le scottature dell'infanzia. Proteggere i bambini e mantenere l'abitudine alla fotoprotezione in età adulta è un investimento a lunghissimo termine sulla salute della pelle.

Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico o del dermatologo.

Fonti

  • Green AC, Williams GM, Logan V, Strutton GM. Reduced melanoma after regular sunscreen use: randomized trial follow-up. J Clin Oncol. 2011.
  • Van der Pols JC, Williams GM, Pandeya N, Logan V, Green AC. Prolonged prevention of squamous-cell carcinoma of the skin by regular sunscreen use. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2006.
  • IARC Monographs Volume 100D: Solar and Ultraviolet Radiation.
  • WHO - Ultraviolet radiation and sun protection.
  • American Academy of Dermatology - Sunscreen FAQs.
  • AIRC - Melanoma: fattori di rischio e prevenzione.
  • SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety) - Opinion on Benzophenone-3 (Oxybenzone) 2021.
  • Ministero della Salute - Corretta esposizione al sole.
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Dott.ssa Claudia Brattini

(759 articoli)
Farmacista specializzata in chimica degli alimenti e laureata in Scienze della Nutrizione con indirizzo nutraceutico, ha affiancato all'attività professionale la divulgazione scientifica nell'ambito della salute. È giornalista e ha completato un master in comunicazione della salute & digital marketing sanitario, giornalismo e data journalism.
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