Para ice hockey: cos’è e perché è uno degli sport paralimpici più spettacolari. Intervista a Gianluigi Rosa, capitano della Nazionale italiana

Para Ice Hockey, Milano Cortina 2026, Intervista esclusiva al Capitano della nazionale, Gianluigi Rosa
Lo sport può cambiare una vita. A volte accompagna la crescita fin da piccoli, altre volte diventa la strada principale per ripartire dopo un momento difficile. Nel caso di Gianluigi Rosa, capitano della Nazionale italiana di para ice hockey, è stato entrambe le cose.
Cresciuto in Trentino, tra montagne e attività all’aria aperta, Rosa ha sempre avuto un rapporto naturale con il movimento. Poi, un grave incidente in moto all'età di 17 anni gli ha cambiato profondamente la vita, portandolo alla perdita di una gamba e a un lungo e faticoso percorso di riabilitazione. Proprio lo sport, però, è diventato lo strumento cardine per tornare all'attività fisica, alla condivisione e alla competizione. Oggi è capitano della Nazionale italiana e promotore di questo sport.
Oggi Gianluigi Rosa è uno dei protagonisti assoluti del para ice hockey italiano. Si tratta di una disciplina paralimpica spettacolare e molto intensa, che si gioca su speciali slittini e richiede forza, coordinazione e una grande resistenza. Con la maglia azzurra ha partecipato a diverse competizioni internazionali e oggi guida la Nazionale da capitano, contribuendo attivamente alla diffusione di questo sport tra i più giovani.
Prima dell'incidente: lo sport come stile di vita
Lo sport nella tua vita c’era già prima dell’incidente?
"Sì, assolutamente. Ho sempre fatto sport fin da bambino. Giocavo a calcio nella squadra del paese e passavo molto tempo all’aria aperta: arrampicata, vie ferrate, bicicletta, nuoto. Essendo trentino, anche lo sci d’inverno era praticamente obbligatorio. Dopo l’incidente ho dovuto affrontare un periodo lungo e impegnativo di riabilitazione. Avevo perso una gamba e riportato anche altre fratture alla colonna vertebrale, al bacino e a un braccio. È stato un anno difficile. Solo dopo circa dodici mesi sono tornato a sciare, inizialmente su una sola gamba. Ed è stato proprio grazie allo sci che ho incrociato il mio futuro sportivo."
La scoperta del para ice hockey e il ritorno alla squadra
Come sei arrivato a questo sport?
"Attraverso lo sci ho incontrato altri atleti che giocavano a para ice hockey e ho deciso di provare. Mi ha colpito subito perché mi ha riportato alla dimensione dello sport di squadra, una sensazione bellissima che avevo già sperimentato con il calcio. Allenarsi insieme, condividere obiettivi, sentirsi parte di un gruppo, per me era vitale e questo sport me l’ha restituito."
Uno sport paralimpico che lascia senza fiato
Il para ice hockey è ancora poco conosciuto. Cosa succede quando qualcuno assiste a una partita per la prima volta?
"Quasi sempre le persone si appassionano all'istante. Sia gli adulti sia i bambini restano colpiti dalla velocità e dall’intensità del gioco. Molti pensano che sia semplicemente un hockey "adattato", ma in realtà è una disciplina a sé, con dinamiche uniche. Ci sono contatti, tecnica sopraffina e strategia. Quando vado nelle scuole a raccontarlo, i bambini si entusiasmano e spesso mi chiedono se possono provarlo anche loro. Questo è il bello: non colpisce perché è uno "sport per persone con disabilità", ma perché è proprio uno sport bello da vedere e da giocare."
Se dovessi descriverlo in tre parole?
"Direi: adrenalinico, faticoso e appagante. Molti pensano che sia meno impegnativo, ma in realtà spingiamo tutto il corpo solo con la forza delle braccia, quindi la fatica si sente parecchio. Allo stesso tempo dà una soddisfazione immensa. Lo pratico da vent’anni e continua a farmi stare bene."
La fisicità sul ghiaccio: contatti e infortuni
È uno sport fisicamente duro?
"Sì, è molto intenso. Rispetto all’hockey tradizionale le dinamiche cambiano, perché noi giochiamo su una slitta, ma i contatti restano eccome. Le slitte sono in alluminio e gli urti sul ghiaccio possono essere forti. Anche le stecche hanno dei piccoli ramponi che ci permettono di spingerci, quindi può capitare qualche infortunio. Personalmente negli anni mi sono rotto una clavicola, un metacarpo durante una semifinale in Corea e ho avuto una lesione a un tendine dell’avambraccio. Fa parte del gioco e vieni ripagato di ogni rischio."
Il ruolo del capitano e il gruppo azzurro
Sei il capitano della Nazionale. Che tipo di leader sei nello spogliatoio?
"Cerco soprattutto di dare il buon esempio. Credo molto nelle buone abitudini e nell’atteggiamento quotidiano, non penso che basti una singola frase motivazionale per cambiare le cose: sono i comportamenti mantenuti nel tempo a fare la differenza. È lo stesso principio che cerco di trasmettere ai miei figli. La nostra squadra è molto eterogenea. Ci sono giocatori da ogni parte d’Italia e anche l’età varia molto: andiamo dai vent’anni fino ai sessanta. È un gruppo vasto, e proprio questa diversità è diventata il nostro punto di forza."
Verso le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026
Milano Cortina sarà una Paralimpiade speciale perché si gioca in casa. Che emozione sarà?
"Sarà un’esperienza diversa e travolgente. In passato abbiamo vissuto Paralimpiadi con meno pubblico e minore attenzione mediatica, penso ad esempio a quelle di Pechino durante il periodo del lockdown. Questa volta avremo moltissime persone sugli spalti: amici, familiari, tifosi italiani. Sarà una grande vetrina per far conoscere il nostro sport e avvicinare nuovi atleti. Ma quando l’arbitro fischia e il disco viene messo in gioco, tutto il resto svanisce. In quel momento conta solo giocare e dare il cento per cento."
I benefici psicofisici dello sport dopo un trauma
Un ultimo messaggio da lasciare: quanto può aiutare lo sport, dal punto di vista fisico e mentale, dopo un incidente o un momento difficile?
"Per me è stato fondamentale. Non solo per recuperare forza e autonomia a livello fisico, ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Tornare ad allenarmi, pormi nuovi obiettivi e sentirmi parte di una squadra mi ha aiutato tantissimo a ritrovare equilibrio e fiducia in me stesso. Ora mi trovo a poter restituire indietro qualcosa, cercando di essere inclusivi e accogliere i ragazzi che arrivano nel mondo dello sport, dopo un trauma o una disabilità dalla nascita, trasmettendo loro che non sono i soli a vivere certe situazioni, qualcuno ci è passatoprima di loro. Cerco di dire loro che nonostante la disabilità lo sport mi ha permesso di concentrarmi sulle mie abilità e scoprirle di nuovo."
Approfondimento
Cos’è il para ice hockey? (Regole in breve)
Il para ice hockey è una disciplina paralimpica su ghiaccio praticata da atleti con disabilità agli arti inferiori.I giocatori si muovono seduti su uno speciale slittino dotato di due lame, utilizzando due stecche corte: un'estremità serve per controllare e colpire il disco, mentre la punta dentata (rampando sul ghiaccio) permette all'atleta di spingersi in avanti.
È uno sport estremamente veloce e fisico, che mantiene intatte molte caratteristiche dell'hockey tradizionale, inclusi i body check (contatti fisici) e i ritmi serrati, confermandosi una delle competizioni più spettacolari e attese dei Giochi Paralimpici Invernali.

Palmares di Gianluigi Rosa
- Giochi Paralimpici 2022 Pechino (CHN), 5°; 2018 PyeongChang (KOR), 4°; 2014 Sochi (RUS) 6°; 2010 Vancouver (CAN) 7°
- Campionati Mondiali 2025 Astana (KAZ) Mondiali Gruppo B 1°; 2024 Calgary (CAN) 7°;2021 Ostrava (CZE) 7°; 2017 Gangneung (KOR), 5°; 2015 Buffalo (USA) 5°; 2013 Goyang (KOR) 6°; 2012 Hamar (NOR) 6°; 2009 Ostrava (CZE) 5°; 2008 Boston (USA)
- Campionati Europei 2016 Ostersund (SWE), 2°; 2011 Solleftea (SWE) 1°


