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4 Minuti
| 09/06/2026 |
Dott.ssa Claudia Brattini
Salute e Benessere

Diabete e sport: cosa insegna la storia di un tennista come Alexander Zverev

Diabete e sport: cosa insegna la storia di un tennista come Alexander Zverev
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Quando un atleta di livello mondiale racconta di convivere con una malattia cronica, l’impatto va oltre lo sport. Il tennista tedesco Alexander Zverev ha reso pubblica la propria esperienza con il diabete di tipo 1, diagnosticato in età infantile, e ha scelto di trasformarla anche in impegno sociale attraverso una fondazione dedicata ai più giovani. Il messaggio è chiaro: con cure adeguate, monitoraggio e supporto medico, una diagnosi non definisce i limiti di una persona. Allo stesso tempo, però, questa storia è un’occasione utile per fare chiarezza sul diabete, distinguendo correttamente tra tipo 1 e tipo 2, riconoscendo i sintomi più importanti e comprendendo quali siano oggi le strategie di gestione.

Che cos’è il diabete

Con “diabete” si indica un insieme di condizioni caratterizzate da valori di glucosio nel sangue elevati (iperglicemia). Il punto centrale è la relazione con l’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette al glucosio di entrare nelle cellule e di essere utilizzato come energia. Quando l’insulina manca o non funziona bene, il glucosio tende ad accumularsi nel sangue: nel tempo, se non controllato, può aumentare il rischio di complicanze a carico di vasi, reni, occhi e nervi.

Diabete di tipo 1: una malattia autoimmune (non “da zuccheri”)

Il diabete mellito di tipo 1 è una patologia cronica, spesso (ma non esclusivamente) dell’età pediatrica e adolescenziale. È autoimmune: il sistema immunitario attacca le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. La conseguenza è una produzione di insulina molto ridotta o assente.

Elementi chiave da ricordare:

  • Non è causato da una “dieta sbagliata”;
  • Non è dovuto alla sedentarietà, anche se uno stile di vita sano resta importante;
  • La terapia si basa sull’insulina, indispensabile per vivere.

Proprio qui si inserisce il valore simbolico di un atleta: dimostra che disciplina, organizzazione e accesso alle cure possono rendere possibile una vita piena, anche ad altissimi livelli.

Sintomi del diabete tipo 1: quando fare attenzione

Nel tipo 1 l’esordio può essere rapido. Tra i segnali più tipici:

  • Sete intensa;
  • Aumento della minzione (anche notturna);
  • Perdita di peso nonostante appetito presente;
  • Stanchezza marcata;
  • Possibile nausea, malessere o dolori addominali.

In presenza di sintomi compatibili, è fondamentale non rimandare: una valutazione medica e un semplice controllo della glicemia possono essere decisivi.

Diabete di tipo 2: molto più frequente, spesso silenzioso

Il diabete di tipo 2 è il più comune. Qui il problema principale è la resistenza all’insulina (l’insulina c’è, ma “lavora peggio”) e, col tempo, anche una riduzione della sua produzione.

A differenza del tipo 1, compare più spesso in età adulta (anche se oggi può presentarsi prima), può restare asintomatico a lungo ed è fortemente associato a fattori come sovrappeso/obesità, sedentarietà, familiarità, pressione alta, alterazioni dei lipidi. In questo caso la prevenzione è concreta: alimentazione equilibrata, attività fisica costante e controllo del peso riducono sensibilmente il rischio.

Sport e diabete: perché l’attività fisica è parte della cura

L’attività fisica, quando programmata con il team sanitario, è un alleato importante in quanto migliora la sensibilità all’insulina, aiuta la gestione del peso, favorisce salute cardiovascolare e benessere psicologico. Nel diabete di tipo 1, lo sport richiede però un elemento in più: pianificazione. Allenamenti e gare possono influenzare la glicemia; per questo sono fondamentali il monitoraggio glicemico (oggi spesso con sensori/CGM), una corretta gestione di carboidrati e idratazione ed eventuale adeguamento delle dosi di insulina o del microinfusore secondo indicazione medica. Il punto non è “fare sport nonostante il diabete”, ma fare sport gestendo il diabete. Ne abbiamo parlato in questa intervista proprio un paziente diabetico e podista, Michele Mercorelli. https://www.benufarma.it/blog/articolo/diabete-sport-intervista-podista-michele-mercorelli

Diagnosi e controlli: gli esami principali

La diagnosi e il follow-up si basano su esami semplici e standardizzati, tra cui:

Glicemia a digiuno;

  • Emoglobina glicata (HbA1c) per valutare l’andamento medio delle ultime settimane;
  • In casi selezionati, curva da carico o autoanticorpi (soprattutto per sospetto tipo 1). La frequenza dei controlli varia in base al tipo di diabete, alla terapia e agli obiettivi concordati.

Un messaggio utile, oltre l’esempio sportivo

La divulgazione che parte da una storia nota ha un pregio: rompe lo stigma e spinge a informarsi. Nel diabete, informazione significa anche prevenzione (soprattutto per il tipo 2) e diagnosi tempestiva (cruciale per il tipo 1).

Nota: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere del medico. In presenza di sintomi o dubbi, è indicata una valutazione clinica.

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Dott.ssa Claudia Brattini

(725 articoli)
Farmacista specializzata in chimica degli alimenti e laureata in Scienze della Nutrizione con indirizzo nutraceutico, ha affiancato all'attività professionale la divulgazione scientifica nell'ambito della salute. È giornalista e ha completato un master in comunicazione della salute & digital marketing sanitario, giornalismo e data journalism.
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