Screening oncologici: quali sono, a chi spettano e perché farli

Gli screening sono programmi di sanità pubblica che mirano a individuare una malattia prima che compaiano sintomi, quando le cure possono essere più efficaci e meno invasive. Nel caso degli screening oncologici, l’obiettivo è la diagnosi precoce di alcuni tumori (o delle loro lesioni precancerose) in fasce di popolazione considerate a rischio “medio” per età e sesso.
In Italia, molte Regioni organizzano programmi strutturati con invito attivo (lettera, e-mail, SMS o Fascicolo sanitario) e percorsi dedicati. Per informazioni ufficiali e aggiornate è possibile consultare le pagine istituzionali.
Indice dei contenuti
- Perché gli screening sono importanti
- Che cosa significa “screening” e che cosa non è
- I principali screening oncologici: mammella, cervice uterina, colon-retto
- Come funziona l’invito e che cosa succede se l’esito è positivo
- Benefici e limiti: falsi positivi e falsi negativi
- Come prepararsi agli esami (in modo pratico)
- Quando rivolgersi al medico anche se si è in età di screening
- Domande frequenti
Perché gli screening sono importanti
Molti tumori, nelle fasi iniziali, possono non dare sintomi. Gli screening servono a:
- diagnosticare precocemente alcune neoplasie;
- identificare e trattare lesioni precancerose (ad esempio polipi del colon o alterazioni della cervice uterina);
- ridurre mortalità e complicanze nei programmi in cui l’efficacia è dimostrata su grandi numeri.
Che cosa significa “screening” e che cosa non è
Per “screening” si intende un test eseguito su persone senza sintomi, selezionate in base a criteri (in genere età e sesso) definiti dai programmi regionali o nazionali.
È importante distinguere:
- Screening: prevenzione secondaria, esame periodico per individuare precocemente una malattia in persone asintomatiche.
- Diagnosi clinica: percorso medico necessario quando sono presenti sintomi (ad esempio sangue nelle feci, nodulo al seno, sanguinamenti anomali). In questo caso non si deve “attendere lo screening”, ma contattare il medico.
I principali screening oncologici
I programmi possono variare leggermente tra Regioni (fasce di età, periodicità, modalità di invito). Di seguito una sintesi orientativa dei principali screening organizzati in Italia.
| Screening | A chi si rivolge (indicazioni generali) | Test | Frequenza (indicazioni generali) |
|---|---|---|---|
| Tumore della mammella | Donne in fascia di età definita dal programma regionale | Mammografia | In genere ogni 2 anni (secondo programma) |
| Tumore della cervice uterina | Donne in fascia di età definita dal programma regionale | Pap test e/o test HPV (secondo età e programma) | Variabile (ad esempio ogni 3 o 5 anni, secondo test e programma) |
| Tumore del colon-retto | Uomini e donne in fascia di età definita dal programma regionale | Ricerca del sangue occulto fecale (FIT). Se positiva: colonscopia | Spesso ogni 2 anni per FIT (secondo programma) |
Nota: per i criteri esatti (età, periodicità, sedi, eventuali esclusioni o percorsi dedicati) è necessario fare riferimento alle indicazioni del proprio programma regionale e del medico curante.
Screening mammografico
La mammografia è un esame radiologico del seno utilizzato nei programmi di screening per identificare alterazioni sospette in fase precoce. In caso di reperti che richiedono approfondimento, il percorso può includere ulteriori immagini, ecografia, visita senologica e, se indicato, biopsia.
Screening del collo dell’utero (Pap test e test HPV)
Lo screening della cervice uterina consente di individuare alterazioni cellulari e infezioni persistenti da HPV ad alto rischio, che possono precedere lo sviluppo del tumore del collo dell’utero. Nei programmi regionali, il test utilizzato può dipendere dall’età e dalle indicazioni locali (Pap test e/o test HPV), con percorsi di approfondimento (ad esempio colposcopia) in caso di positività.
Screening del colon-retto (FIT e colonscopia)
La ricerca del sangue occulto nelle feci (FIT) è un test semplice che può individuare tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Una positività al FIT non significa automaticamente tumore, ma indica la necessità di ulteriori accertamenti, spesso con colonscopia, che permette anche di rimuovere polipi potenzialmente precancerosi.
Come funziona l’invito e che cosa succede se l’esito è positivo
Nei programmi organizzati, in genere:
- si riceve un invito con data/luogo dell’appuntamento o con indicazioni per prenotare;
- si esegue il test previsto dal programma;
- si riceve un esito (negativo o positivo/da approfondire).
Un esito positivo o “da approfondire” non equivale a una diagnosi di tumore: significa che è necessario proseguire con esami di secondo livello per chiarire la natura del reperto.
Benefici e limiti: falsi positivi e falsi negativi
Gli screening sono strumenti efficaci, ma non perfetti. Comprendere benefici e limiti aiuta a partecipare in modo consapevole.
- Falsi positivi: il test risulta positivo, ma gli approfondimenti non confermano la presenza di tumore. Possono generare ansia e richiedere esami aggiuntivi.
- Falsi negativi: il test risulta negativo, ma la malattia è presente o si sviluppa tra un controllo e l’altro. Per questo, la comparsa di sintomi richiede sempre valutazione medica anche con screening regolari.
Come prepararsi agli esami (in modo pratico)
Prima della mammografia
- Seguire le indicazioni ricevute con l’invito.
- In alcuni casi può essere utile evitare deodoranti o creme nella zona ascellare il giorno dell’esame (verificare le istruzioni del centro).
- Portare eventuali referti precedenti, se richiesti.
Prima di Pap test o test HPV
- Seguire le indicazioni del centro (ad esempio evitare rapporti sessuali, lavande vaginali o ovuli nei giorni precedenti, se indicato).
- Segnalare eventuali sintomi, terapie in corso o gravidanza al personale sanitario.
Per il test FIT (sangue occulto fecale)
- Rispettare le istruzioni su raccolta e conservazione del campione.
- Consegnare il campione secondo modalità e tempi indicati dal programma.
Quando rivolgersi al medico anche se si è in età di screening
È indicato contattare il medico (senza attendere l’appuntamento di screening) in presenza di:
- nodulo al seno, secrezioni dal capezzolo o alterazioni cutanee persistenti;
- sanguinamenti vaginali anomali, dolore pelvico persistente o perdite insolite;
- sangue nelle feci, cambiamento persistente dell’alvo, perdita di peso non intenzionale o anemia non spiegata;
- familiarità importante o sospetto di sindromi ereditarie: può essere necessario un percorso personalizzato fuori dallo screening standard.
Domande frequenti sugli screening
Se non arrivasse l’invito, che cosa fare?
È possibile contattare i riferimenti indicati dal proprio programma regionale o l’azienda sanitaria locale, oppure chiedere al medico di medicina generale informazioni sul percorso più adatto.
È possibile fare lo screening anche senza sintomi?
Sì: lo screening è pensato proprio per persone asintomatiche che rientrano nei criteri del programma. In presenza di sintomi, invece, serve una valutazione clinica dedicata.
Uno screening negativo esclude il tumore?
Riduce la probabilità, ma non la azzera. Per questo è importante rispettare la periodicità dei controlli e rivolgersi al medico se compaiono sintomi.
Chi ha familiarità deve seguire lo stesso percorso?
Non sempre. In caso di familiarità significativa o rischio aumentato, il medico può indicare un programma di sorveglianza personalizzato (tempistiche, esami e centri dedicati).
Avvertenza: questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce il parere del medico. Per indicazioni personalizzate (età, frequenza, fattori di rischio, sintomi) è raccomandabile rivolgersi a un professionista sanitario e consultare i programmi regionali aggiornati.
- Regione Emilia-Romagna – Screening: https://salute.regione.emilia-romagna.it/screening
- Regione Lombardia – Screening per la diagnosi precoce dei tumori: https://www.regione.lombardia.it/sanita/prevenzione-e-stili-di-vita/screening-per-la-diagnosi-precoce-dei-tumori
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https://www.epicentro.iss.it/screening/


