Meno sodio, più potassio: il sale che può salvare vite, ma non per tutti

Sale con potassio, pressione alta e rischio cardiovascolare: cosa stimano i nuovi modelli, cosa dicono gli studi clinici e chi deve fare attenzione.
Una ricerca pubblicata su Nature Health ha stimato i possibili effetti della sostituzione del sale comune con una miscela arricchita di potassio. I risultati sono promettenti, ma non valgono allo stesso modo per tutti: chi ha problemi renali deve fare particolare attenzione.
Quando si parla di sale, il primo consiglio è quasi sempre lo stesso: usarne meno. Eppure, a volte, ridurlo non è facile. Il sapore dei cibi cambia, mentre una parte del sodio che consumiamo è già presente nel pane, nei formaggi, nelle salse e nei prodotti pronti.
Da qui nasce l’interesse per un’alternativa: un sale in cui una parte del cloruro di sodio viene sostituita con cloruro di potassio. Non è una novità assoluta, ma un nuovo studio prova a rispondere a una domanda più ampia: che cosa succederebbe se questa miscela fosse usata su larga scala, in casa e nella preparazione degli alimenti?
Secondo le stime di Liping Huang e colleghi, la sostituzione del sale aggiunto potrebbe contribuire a prevenire fino a 2,96 milioni di decessi all’anno per malattie cardiovascolari e renali. È una cifra notevole, che però va letta per quello che è: una proiezione matematica, non un risultato già osservato nella popolazione mondiale.Inoltre, bisogna tenere presente che il sale con potassio contiene ancora sodio e non autorizza a salare di più.
Perché sostituire una parte del sodio con il potassio
Il legame tra sale e pressione alta è noto da tempo. Un consumo eccessivo di sodio favorisce l’aumento della pressione arteriosa, che a sua volta accresce il rischio di infarto, ictus e danni ai reni.
Il potassio può contribuire a regolare la pressione nelle persone che riescono a eliminarlo normalmente. La miscela considerata nello studio contiene il 75% di cloruro di sodio e il 25% di cloruro di potassio: l’idea è ridurre il primo e aumentare il secondo, senza rinunciare del tutto al sapore salato.
Il problema riguarda abitudini molto diffuse. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda agli adulti meno di 5 grammi di sale al giorno. Secondo i dati riportati nello studio, il consumo medio mondiale è invece di circa 11 grammi. Allo stesso tempo, molte persone assumono meno potassio di quanto raccomandato.
Per approfondire il rapporto tra alimentazione e pressione alta, leggi anche: Ipertensione: cosa mangiare e quali rimedi naturali possono aiutare.
Che cosa ha calcolato la ricerca
Gli autori hanno elaborato stime per gli adulti dai 25 anni in su di 193 Paesi e territori. Hanno confrontato diversi scenari, dal più ambizioso, sostituire tutto il sale aggiunto agli alimenti, a interventi limitati alla cucina domestica o alle persone con ipertensione.
Nell’ipotesi della sostituzione totale, oltre ai 2,96 milioni di decessi potenzialmente evitabili ogni anno, il modello indica circa 10,17 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali prevenibili.
Per arrivare a questi numeri, però, non basterebbe cambiare il sale nella dispensa. Dovrebbero cambiare anche gli ingredienti utilizzati dall’industria alimentare e dalla ristorazione. Gli stessi ricercatori riconoscono che un passaggio del genere richiederebbe anni e che i risultati dipendono da diverse ipotesi, fra cui l’effetto del sodio e del potassio sulla pressione.
Quanto conta il sale nascosto negli alimenti
La ricerca ha provato a separare il contributo delle diverse fonti. Sostituendo soltanto il sale usato in casa, durante la cottura o a tavola, il modello stima circa 1,85 milioni di decessi evitabili all’anno. Intervenendo soltanto sul sale dei prodotti trasformati e dei pasti fuori casa, la stima è di 1,56 milioni.
Sono due scenari alternativi, non cifre da sommare. E il loro peso cambia da Paese a Paese: dove si consumano molti alimenti industriali, il contenuto di sodio deciso prima che il prodotto arrivi nel piatto può fare una grande differenza.
Un intervento rivolto solo alle persone con ipertensione diagnosticata avrebbe una portata più limitata: circa 590mila decessi evitabili all’anno secondo il modello. Per chi è già in trattamento per la pressione alta, la stima è di circa 480mila.
Le prove dagli studi clinici
Le proiezioni si aggiungono a ricerche condotte su persone reali. Nel 2021 il New England Journal of Medicine ha pubblicato uno studio su 20.995 persone ad alto rischio cardiovascolare in Cina. Chi usava un sostituto del sale con potassio ha registrato, rispetto a chi usava sale comune, il 14% di ictus in meno e il 12% di decessi in meno per qualsiasi causa, in termini relativi.
Il risultato è incoraggiante, ma riguarda una popolazione precisa. Non significa che ogni persona otterrà lo stesso beneficio, né che il sale con potassio possa sostituire le terapie prescritte per l’ipertensione.
Chi deve fare attenzione al potassio
Il punto più delicato riguarda le persone i cui reni non riescono a eliminare bene il potassio. Se questo si accumula nel sangue, può comparire un’iperpotassiemia, che nei casi gravi può causare alterazioni del ritmo cardiaco.
Nelle persone con malattia renale cronica negli stadi da 3 a 5, lo studio stima che la sostituzione totale del sale potrebbe essere associata a circa 100mila decessi aggiuntivi all’anno attribuibili all’iperpotassiemia. Nello stesso gruppo, il modello prevede circa 750mila decessi cardiovascolari prevenuti grazie alla riduzione della pressione.
Entrambi sono numeri stimati, non decessi osservati. Gli autori precisano inoltre che i dati sul rischio di iperpotassiemia sono limitati. Il possibile vantaggio complessivo non basta quindi a stabilire se il prodotto sia sicuro per una singola persona.
Chi soffre di malattie renali o assume farmaci che possono aumentare il potassio nel sangue dovrebbe consultare il medico prima di usare questi sostituti.
Cosa raccomanda l’OMS
L’OMS suggerisce agli adulti di usare, al posto del normale sale da cucina, sostituti a ridotto contenuto di sodio e arricchiti di potassio. La raccomandazione è condizionata e non si applica alle persone con problemi renali o con altre condizioni e terapie che possono ostacolare l’eliminazione del potassio. Non riguarda inoltre i bambini e le donne in gravidanza.
Resta infine ribadire una regola semplice, il sale con potassio contiene comunque sodio e non è un motivo per condire di più. Leggere le etichette, fare attenzione ai prodotti già salati e ridurre gradualmente il sale aggiunto restano scelte importanti.
Fonte: Huang L., Xu X., Matsushita K. e colleghi, “Global health outcomes from replacing dietary sodium chloride with potassium-enriched salt”, Nature Health. DOI: 10.1038/s44360-026-00216-9.
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